Ossa, lische di pesce, conchiglie, gusci, bucce e frutti ormai svuotati. È quello che resta di un banchetto particolarmente lussuoso appena terminato in epoca romana. È ciò che viene raccontato nello splendido Mosaico dell’Asàrotos òikos, espressione greca che significa “pavimento non spazzato”: un’opera capace di raccontare il rapporto degli antichi romani con il cibo, l’abbondanza e lo spreco alimentare.
Cominicia da questa testimonianza artistica il viaggio di “The Art of Saving Food”, il podcast realizzato dalle ACLI di Roma insieme a BBDO Italy, e sviluppato a partire dall’esperienza de “Il cibo che serve”, la Buona Pratica promossa per contrastare lo spreco alimentare e sostenere le persone e le famiglie in difficoltà.
Il “pavimento non spazzato” nell’antica Roma
Il mosaico, oggi conservato nei Musei Vaticani, fu realizzato in età adrianea e decorava probabilmente il triclinio, la sala utilizzata nelle ville romane per accogliere gli ospiti durante i banchetti. L’opera è firmata in greco dal mosaicista Eraclito, che si ispirò a un celebre modello ideato da Sosos di Pergamo, artista dell’età ellenistica ricordato anche da Plinio il Vecchio.
Il pavimento riproduce con grande realismo ciò che resta dopo un pasto: ossa, conchiglie, lische, gusci, frutta e altri avanzi. Tra i dettagli più curiosi anche un piccolo ratto che non si lascia sfuggire l’occasione di rosicchiare un gusco di noce caduto a terra.
Quello rappresentato, però, non è un semplice pavimento sporco. È una vera e propria opera d’arte, pensata per stupire gli invitati e dimostrare la cultura, il gusto e la ricchezza del padrone di casa.
banchetto romano tra cibo e rappresentazione sociale
Nell’antica Roma il convivium non era soltanto un momento dedicato al cibo. Il banchetto, infatti, rappresentava anche uno spazio di incontro, di relazione e di affermazione sociale.
Attraverso la quantità e la varietà delle pietanze offerte, le famiglie aristocratiche mostravano agli ospiti il proprio prestigio. Pesci, molluschi, selvaggina, frutta esotica e vini pregiati, provenienti dalle diverse regioni dell’Impero, diventavano simboli concreti di ricchezza e potere. Anche gli avanzi lasciati sul pavimento potevano assumere un significato preciso. La possibilità di sprecare una grande quantità di cibo testimoniava, indirettamente, l’abbondanza del banchetto e la generosità di chi lo aveva organizzato.
Insomma, lo spreco di cibo era un gesto performativo.
Lo spreco e il recupero nella società romana
Senza dubbio l’artistocrazia romana era “sprecona”, tuttavia esistevano delle pratiche anti spreco, seppure non sempre volute e consapevoli. Per esempio i resti del banchetto venivano concessi a schiavi e servi, le pietanze non consumate venivano date come offerte nei templi, o riutilizzate nei banchetti dei giorni seguenti. Insomma, siamo davanti a un paradosso, in un mondo che ostentava lo spreco, c’era anche chi comunuque trovava un modo per recuperare, trasformare e ridistribuire.
Arte, storia e solidarietà nel primo episodio
Ospiti della prima puntata del podcast di “The Art Of Saving Food” sono Lidia Borzì, vicepresidente delle ACLI di Roma, e Vittorio Maria De Bonis, storico della letteratura e critico d’arte.
Il loro dialogo accompagna gli ascoltatori in un viaggio tra arte, storia, cultura del cibo e solidarietà, mostrando come un’opera del mondo antico possa ancora aiutarci a comprendere il presente e cambiare il nostro sguardo, perché ciò che consideriamo scarto, può generare valore.





