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Nel cuore di Roma, l’arte antica di fare cappelli

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Nel nome c’è già scritto tutto. La storia, l’arte e il destino. La storia è quella del più antico cappellificio artigianale della Capitale. L’arte è quella di realizzare cappelli interamente a mano, modellati tra forme di legno e fumi di vapore. Il destino è quello di restare sempre adesi alla manualità.

Siamo in via degli Scipioni 46, nel cuore pulsante del quartiere Prati. Se all’esterno il viavai di turisti che esplorano il patrimonio romano e quello degli avvocati diretti al Tribunale Ordinario di Roma è incessante, una volta oltrepassata la soglia dell’Antica Manifattura Cappelli tutto si ferma come dentro a un dipinto rinascimentale. Sopra, sotto e ai lati si stagliano davanti ai nostri occhi legerissimi Panama estivi, voluminosi cappelli da cerimonia e berretti da uomo. Alcuni riposano sopra eleganti supporti in legno, altri abitano le vette di appigli di sottili strutture metalliche.

La disposizione è studiata nel minimo dettaglio, le forme e i colori dialogano sotto voce tra loro.

Dalla Toscana a Roma

Dentro queste mura l’espressione “come una volta” non è retorica. E’ il filo che cuce il passato al presente e al futuro di una realtà ufficialmente riconosciuta come Bottega Storica. A raccontarne la biografia è la titolare Patizia Fabri, designer e storica della moda. 

Le pagine iniziano da una data, 1936: anno in cui i Cirri, famiglia di cappellai toscani, introduce la propria arte e tecnica a Roma. Nel 2003, Patrizia Fabri acquista la bottega per mantenere viva e sviluppare questa eccellenza italiana. Un’eredità di cui sente il peso e tutta la bellezza. “Prima ancora di vederlo, qui si sente pulsare il Made in Italy. Siamo rimasti fermi e fieri rappresentati di un artigianato unico e irripetibile realizzato con strumenti arcaici, che ci ha tramandato la famiglia Cirri”.

L'arte di Patrizia Fabri è ha conquistato anche le passarelle di grandi griffe come Valentino, Capucci, Givenchy, Elie Saab, Gattinoni, Sergio Rossi e Fausto Puglisi.
Quando la forma è idea e contenuto

Ogni lavorazione parte sempre dalle forme di legno. Dentro e lungo le sue linee è contenuta l’idea. “Sono delle meravigliose sculture in legno di tiglio che hanno la specificità di non modificarsi con l’escursione termica. Attraverso queste forme possiamo ricostruire le fasi storiche e culturale del nostro paese. Sono realizzate da artigiani illuminati perché capaci di svolgere contemporaneamente tre mestieri: il falegname, lo scultore e il modellista”. Durante la lavorazione “il feltro viene inchiodato su queste forme, affinché dopo l’asciugatura si mantenga il volume, le pieghe, e quelle determinate caratteristiche che danno vita a uno specifico modello”.

Antica Manifattura Cappelli è un luogo fermo nel tempo, ciò nonostante si corre davvero parecchio. La corda dell’elasticità, infatti, è sempre ben tesa. “Dobbiamo essere sempre molto flessibili e dinamici per passare dalla realizzazione di cappelli per il settore moda e alta moda, alle creazioni destinate alle opere teatrali e al cinema”. Senza dimenticarsi ovviamente di rispondere ai sogni, alle esigenze e ai gusti di tutti quei clienti “che hanno voglia di indossare cappelli unici”.

una storia anche nelle mani di chiara

Alla storia di questa bottega corre parallela la storia Chiara, una giovane artigiana che sta compiendo il suo percorso di apprendista grazie al progetto Made in Mediterraneo Up, che le ACLI di Roma realizzano attraverso il sostegno della Fondazione Roma. Di lei Fabrizia il primo aspetto che sottolinea, oltre a un’ottima tecnica, è il carattere. “Ha una bella capacità di interazione con quello che le succede intorno. Spesso un artigiano tende a isolarsi, invece nella nostra bottega è essenziale sapersi relazionare con i clienti e con la committenza”.

La troviamo seduta alla macchina da cucire, concentrata sui bordi di una Cappellina da cerimonia d’appoggio: un copricapo elegante che non copre completamente la testa, ma si fissa lateralmente o sulla sommità dell’acconciatura attraverso un cerchietto o delle clip. Ci spiega che ogni stagione ha i suoi cappelli e di conseguenza i suoi materiali. “D’inverno lavoriamo il feltro, durante la stagione estiva, invece, c’è il mondo della paglia con tutte le sue varianti”.

Per lei lavorare con i cappelli è una questione identitaria, un modo di stare. “Mi dà una grande soddisfazione sapere che il cliente possa indossare nel proprio quotidiano o per un evento speciale un qualcosa in cui ho messo direttamente tempo, pensiero e mani”. Ma anche silenzi. Si perché “in un mondo di smart working e call infinite, questo lavoro riesce custodire e valorizzare tanti momenti di silenzi che finiscono per entrare dentro un cappello”.  

Silenzi, storia, arte, tecnica e destino. Tutto si mischia nell’Antica Manifattura Cappelli per dare vita a un qualcosa che, come ci ricorda Patrizia mentre ci rituffiamo nel chiasso del centro, ha tanto a che fare con un verbo: proteggersi. “C’è una meravigliosa simbologia che lega il mondo del cappello a quello dell’edilizia. Come i tetti proteggono gli edifici ,così i cappelli proteggono donne e uomini”. Forse sta tutta qui la missione di Patrizia: proteggere un’arte antica e il tempo dalla fretta.