La seconda puntata di The Art Of Saving Food, dal titolo “Nastagio degli Onesti: il tempo del cibo”, parte dal ciclo pittorico che Sandro Botticelli nel 1483 ha realizzato ispirandosi alla novella del Decameron di Giovanni Boccaccio.
Nella puntata l’attenzione è concentra sul terzo pannello (oggi conservato in una collezione privata a Firenze) che permette di riflettere sul tempo, sulla materia e sul valore delle cose.
Straordinario è il confronto tra Vittorio Maria De Bonis, storico della letteratura e critico d’arte, ed Ernesto Di Renzo, antropologo dell’Università di Roma Tor Vergata. Due prospettive diverse che si incontrano per raccontare come un’opera del passato possa ancora oggi aiutarci a leggere il presente.
Il tempo l'ingrediente invisibile di ogni alimento
Quando pensiamo al cibo, difficilmente pensiamo al tempo. Tuttavia ogni pane, ogni frutto, ogni piatto racchiude in sé il tempo della terra, delle stagioni, del lavoro e delle relazioni. È qualcosa di invisibile che spesso dimentichiamo, fino al momento in cui il cibo viene gettato nel cestino.
È proprio questo il cuore della puntata: riscoprire il tempo come misura che dà valore alle cose.
La lettura dell’opera diventa un modo per interrogarsi sulle nostre abitudini: ogni elemento del dipinto porta a riflettere sulla responsabilità, sulle conseguenze delle nostre azioni. Ogni alimento narra una comunità, una tradizione, un sapere che viene tramandato nel tempo. Dietro il cibo che portiamo in tavola ci sono persone, territori e storie.
Per questo lo spreco alimentare non riguarda soltanto ciò che viene buttato via, ma significa anche disperdere lavoro, memoria, cultura e relazioni. Il tempo è necessario per coltivare un campo, preparare un pasto, condividere una tavola. Il tempo trasforma un alimento in un bene prezioso che ci ricorda come la scelta di ognuno di noi possa contribuire a ridurre lo spreco e a generare valore per la collettività






