Nella quarta puntata di The Art Of Saving Food i ragazzi della Comunità Cenacolo ci testimoniano quanto, dopo una caduta economica, sociale ed intima, il ritorno all’essenziale diventi sorpresa e condivisione. La generosità si allena e succede che si impara a condividere proprio quando l’essenziale viene meno. Si torna a comprendere il valore del cibo attraverso la sua mancanza.
A riconoscerne lo spreco… spesso insensato ed inconsapevole. Ci si ingegna a mischiare gli ingredienti, a gestirli. Distillarli con parsimonia, per creare una dispensa logica perché dove c’è un fratello che si sazia c’è una famiglia che cresce. Ed il mercato del pesce diventa un simbolo; un luogo di abbondanza al termine di una battuta in mare. Di provvidenziali reti straripanti e tante bocche da sfamare. Bocche che accolgono l’alimento e che tornano ad aprirsi per un sorriso, alla convivialità, al dialogo perché il peggio sembra davvero essere passato.
Forse abbiamo bisogno di venir inghiottiti da mulinelli infernali, dove la speranza di uscirne vivi è minima.
Forse davvero abbiamo bisogno di riconoscere un limite, un punto di non ritorno, per valorizzare le poche cose rimaste ed ingegnarci a dosarle, misurarle, creare da tre elementi anche mille pietanze!
(Con)dividere il pane ed i pesci. Perché davvero forse è nel riconoscere una miseria intima, una fame, una difficoltà, che si impara ad essere osservatori, empatici, conviviali.
Senza troppe parole.
Insomma: fratelli!
E per te, quali sono le occasioni d convivialità?
Cosa vuol dire “tornare alla semplicità”?
scopri il dialogo tra arte E SFIDE CONTEMPORANEE
Ospiti della terza puntata del podcast di “The Art Of Saving Food” sono i ragazzi rappresentanti della Comunità Cenacolo di Roma e Vittorio Maria De Bonis, storico della letteratura e critico d’arte.
Alla conduzione, Ludovica Luciano.
Il loro dialogo accompagna gli ascoltatori in un viaggio tra arte, storia, cultura del cibo e solidarietà, mostrando come un’opera d’arte possa ancora aiutarci a comprendere il presente e cambiare il nostro sguardo, perché ciò che consideriamo scarto, può generare valore.









