Ci sono mestieri che richiedono velocità. Altri, invece, chiedono di fermarsi, osservare e imparare a tenere il tempo tra le mani. Il restauro dei beni culturali appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
Per raccontare l’essenza di questo mestiere Isabella Righetti, vicepresidente e direttore tecnico dell’Officina Consorzio, una delle realtà coinvolte nel progetto Made in Mediterraneo Up, sceglie tre parole accomunate tutte dalla stessa iniziale, la “p”. Sono passione, pazienza e perseveranza.
La passione per ciò che viene dal passato
Restaurare significa prima di tutto prendersi cura di qualcosa che esisteva molto prima di noi. Un dipinto, un affresco, la facciata di una Chiesa o di un altro bene storico. Non sono solto oggetti sui quali intervenire, ma testimonianze di un passato, che prima di essere consegnato al presente e al futuro, va conosciuto e rispettato.
Quindi il restauratore di beni culturali non può affidarsi soltanto alla competenza tecnica. E’ necessario che riversi sull’operta tutta la sua passione, intesa come curiosità che lo spinge a studiare la storia e la biografia di un’opera, a comprenderne i materiali e a cercare il modo più adatto per intervenire senza cancellare le tracce del tempo.
Il restauratore deve essere capace di entrare in punta di piedi in una storia già cominciata, mettendo tutte proprie capacità affinché le sue pagine continuino a splendere.
La pazienza di osservare
Nel restauro non esistono scorciatoie e prompt grazie ai quali attivare l’intelligenza artificiale. Ogni intervento deve essere preceduto dall’osservazione, dallo studio e dalla valutazione delle condizioni del bene. È qui che entra in gioco un’altra competenza fondamenale: la pazienza. Ci vuole tanta pazienza per compiere gesti precisi capaci di seguire un percorso graduale. Ci vuole tanta pazienza per rispettare i tempi richiesti dai materiali.
La pazienza allora in questo mestiere fa il palio con l’attenzione e con un’altra parola fondamentale: cura. Il L’attenzione di capire che la cura richiede tempo e che proprio dentro il tempo si costruisce granello dopo granello la qualità del lavoro.
La perseveranza per continuare a imparare
Il terzo elemento è la perseveranza. Imparare un mestiere artigianale significa confrontarsi con difficoltà, errori e risultati che non sempre arrivano immediatamente. Servono costanza, esercizio e disponibilità a rimettersi continuamente in discussione. Ogni opera presenta caratteristiche e problemi differenti ed è proprio per questo che il percorso di un restauratore non può mai considerarsi concluso. Il bagaglio di esperienza cresce intervento dopo intervento, viaggio dopo viaggio ma soprattutto attraverso il confronto con maestri e colleghi. Sì perché restaurare non significa isolarsi, ma confrontarsi per restituire l’opera al presente e al futuro.






