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Ripartire dai contenuti. Per una politica di prossimità

Le prossime scadenze elettorali, in particolare con le elezioni regionali in Lazio e in Lombardia, riportano in primo piano la questione della ‘buona politica’.

Quale può essere il punto di partenza per riqualificare l’esercizio della politica, sia come eletti che come elettori? Per chi, come noi, fa politica sul territorio, la prima risposta a questo quesito è immediata: l’ascolto dei bisogni, soprattutto di chi è ai margini o nelle periferie, spaziali e esistenziali, come ci insegna Papa Francesco.

È questo ascolto, attivo e operoso, capace di analisi ma anche di proposta, che rende l’impegno per la città, intesa come polis, cioè comunità di persone strette da vincoli solidaristici, una dimensione per cui vale la pena esserci e spendersi.

La politica ‘dal basso’, di questo si tratta, non è un recinto protetto, un apprendistato in formato ridotto per la politica ‘vera’, una zona di transito verso la politica istituzionale. È al contrario il modo più concreto per riconciliare la politica ‘dei palazzi’ con quella ‘dei soggetti’, per ristabilire la connessione emotiva con gli elettori. L’astensionismo crescente emerso negli ultimi appuntamenti elettorali è una vera piaga, una ‘muffa’ della democrazia che vive della e nella fiducia dei cittadini e delle cittadine. Uomini, donne, giovani, famiglie, imprese: non sono i terminali dell’agenda politica, ma i suoi veri protagonisti.  Architravi di quel civismo diffuso dal quale può rinascere l’apertura di credito nelle istituzioni e nella buona politica.

Questi anni di dirigenza e presidenza nelle ACLI di Roma sono per me un dono prezioso. Mi hanno consentito di vivere la mia vocazione e il mio amore per questa politica dell’ascolto, della vicinanza ai bisogni, in particolare delle fasce sociali più deboli, di una democrazia della cura e della prossimità.

La città dei volti e non dei palazzi, la città delle piazze e dei luoghi di incontro, del centro e delle periferie. Dei soggetti in carne e ossa e non dei numeri delle statistiche. Delle reti e della co-progettazione, non degli individualismi e degli egoismi dominanti.

 E’ il mio laboratorio di bene comune, dove le competenze non solo si sommano ma si moltiplicano, dove le opere sono un agire pensato e le azioni sono frutto di una passione sociale condivisa.

Emerge dalla comunità delle relazioni vive l’esigenza di  una politica dei contenuti e non degli schieramenti. Una politica artigianale, che ha coscienza dei limiti e delle criticità, ma anche dei talenti e delle ricchezze del nostro territorio.

I ceti medi non sono una categoria sociale, ma famiglie che vedono ridursi il carrello della spesa insieme al potere d’acquisto eroso dall’inflazione, le imprese che sono eccellenze produttive  in lotta con la crisi energetica, i giovani che portano talenti in cerca di una buona formazione per il loro futuro. Il welfare stesso è un sistema da rivedere non solo come capitoli di spesa ma anche come investimento, perché sia veramente a misura delle famiglie. Ecco, tra gli altri, i contenuti che vorremmo al centro di una politica lungimirante, oltre i sondaggi e il consenso immediato.

L’ esperienza del noi associativo, in dialogo e sinergia con le reti – istituzionali, ecclesiali, sociali-  del territorio,  dalla città si allarga al mondo che, in questi anni di pandemia e di guerra alle porte dell’Europa, ha bussato alle porte del nostro sistema, ai nostri servizi chiedendoci di non chiuderci, di aprirci al prossimo più…prossimo.

L’orizzonte associativo è il laboratorio quotidiano di una politica alta e concreta, che metta al centro le persone, in un costante bagno di realtà, palestra di un NOI che ha nella ’’amicizia sociale” di cui parla Papa Francesco la sua prima radice.

 Politica dal basso: sentiamo spesso questa espressione che non va fraintesa, come se la politica ‘vera’ fosse solo quella dei ‘piani alti’. Dal basso vuole dire che parte dalla concretezza dei bisogni, dalla fragilità dei soggetti deboli, dalle periferie dell’azione sociale e politica, perché dai margini si vede meglio e di più.      

Ecco, in sintesi, le mie riflessioni per questo inizio d’anno. Le offro a quanti vorranno condividerle, idealmente e concretamente.

E’ un momento difficile, che chiede un di più di coraggio e passione.

 

Ma voglio ricordare a me stessa e a tutti noi che ogni crisi è anche un’opportunità, di cambiamento e rinascita. Non c’è futuro senza un’apertura di credito verso le capacità creative della vita sociale e associata. Per questo la buona politica, tesa al bene comune, aspetta solo la volontà di tutti e di ciascuno per ripartire.

 E noi siamo pronti a fare la nostra parte.