Il primo ad arrivare e l’ultimo ad uscire.
In genere dentro questa espressione è racchiusa tutta la personalità e la passione di uno sportivo, spesso uno di quei campioni un po’ datati, che, scherzando con l’età è ancora capace di grandi cose.
Oggi invece con questa frase presentiamo un ragazzo di ventisei anni: Francesco. Anche lui è capace di grandi cose. Solo che le sue di gesta non hanno a che fare con stadi, palloni, record o campi da gioco. Ma con spatole, stucchi, pigmenti in polvere, bisturi e lamette. Insomma, tutto ciò che serve per restaurare un’opera d’arte. Che sia una chiesa, una domus romana, una scultura o un mosaico.
Da più di due anni Francesco è un apprendista artigiano presso L’Officina, un consorzio fondato nel 1990 da restauratori diplomati e specializzati presso l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma (ICR). Una realtà artigiana che è tra le cinque protagoniste del progetto “Made in Mediterraneo UP”, che con le ACLI di Roma portiamo avanti da tre anni grazie al sostegno della Fondazione Roma.
In sostanza, cinque giovani apprendisti artigiani attraverso un contratto di apprendistato hanno l’opportunità di lavorare in altrettante storiche botteghe, affiancati da maestri e maestre che li guidano lungo questo percorso. Avvicinare i giovani all’artigianato e supportare le botteghe storiche, queste le coordinate principali.
Da domanda nasce cosa
Facendo un passo indietro nel tempo, quello di Francesco è un percorso che è iniziato con una domanda:
“Ma che succede se un dipinto si danneggia? Resta così o si può fare qualcosa?”.
Se lo chiedeva quando da adolescente (e soprattutto da grande appassionato d’arte) gironzolava per le le mostre e le rassegne della Capitale. Una domanda semplice per una risposta parecchio complessa. Tutta da scoprire.
Eccolo allora mettersi in cammino per svelarla. Finiti gli studi superiori, si iscrive in una scuola di restauro. Tre anni parecchio intesi, tra teoria e pratica, tra arte e scienza. Poi arriva l’occasione lavorativa con l’Officina. Un tuffo nel restauro tra beni culturali antichi, moderni e contemporanei.
“Sto compiendo un viaggio nel tempo davvero molto affascinante, durante il quale lavoro e mettono le mani su elementi diversissimi”. Infatti, da quando è iniziato il progetto “Made in Mediterraneo” lo abbiamo visto sempre sopra qualche impalcatura.
Anche lui a modo suo scherza con il tempo.
Prima ha lavorato sulla facciata della Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo; poi si è preso cura della più grande e sontuosa residenza imperiale dell’Antica Roma, la Domus Aurea, fatta costruire dall’imperatore Nerone, dopo l’incendio del 64 d.C. (sì proprio quell’incendio che divorò gran parte del centro di Roma).
Oggi invece è avvolto nel verde di Villa Doria Phamphilj. Precisamente nella parte est del Parco, dove da luglio fa parte del team che si occupa di rifare il look al Giardino del Teatro, uno dei punti chiave del primo impianto della Villa, edificato verso la metà del Seicento per volontà del cardinal nepote Camillo Pamphilj. “Mi sto occupando di stuccature e consolidamenti dell’Esedra, della Sala interna dell’Organo e del Ninfeo dei Tritoni”.
Spalla a spalla
Come ogni viaggio che si rispetti non può proprio mancare una guida. Francesco è fortunato perché ne ha due: Isabella e Carlotta de l’Officina. La prima è vicepresidente e direttore tecnico, la seconda è Membro del comitato direttivo e direttore tecnico.
Entrambe sono acccomunate dall’amore per questo mestiere. Per Isabella “è controcorrente rispetto alla frenesia di oggi. Ha una dimensione lenta e umana che ci fa sentire addossto tutta la storia di un’opera che è arrivata fino a noi. Si adatta ai giovani che sanno cogliere la lentezza, la meditazione e la poesia che contiene l’opera”. Per Carlotta restaurare significa “entrare a contatto con la bellezza che il tempo ha sfigurato e nascosto. Per chi sceglie questa strada è fondamentale riuscirla a sentire con tutta la sensibilità possibile”.
Chiacchierando con loro, vengono alla luce presto quelle tre “P” fondamentali nell’alfabeto del restauro. Sembrano incise sopra un fregio di marmo antico, che chissà quante volte da queste parti si sono ritrovati a restaurare.
Passione, Pazienza e Perseveranza.
Francesco le sta imparando a mettere in campo e custodire tutte. Non a caso è sempre il primo arrivare e l’ultimo a uscire dal cantiere.

