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Via Prospero Alpino, 20 - 00154 Roma

A tutto volume; la musica silenziosa del volontario Fabrizio

Volontario ACLI Roma che consegna dei pacchi viveri.

Una delle sue canzoni preferite è “Io sono l’altro” di Nicolò Fabi e forse basterebbe questo per capire con che spirito Fabrizio ha intrapreso l’esperienza di volontario alle ACLI di Roma.

L’ha cominciata a novembre, diventando presto un punto di riferimento del nostro team no waste della Buona Pratica “Il cibo che serve”. Le sue giornate iniziano presto. Arrivo in sede, chiavi del furgoncino refrigerato in mano. Motore acceso e strada davanti. Poi si parte, su e giù, svolta a sinistra e svolta a destra, lungo le rughe della Capitale per “recuperare pane, pizza, e altri generi alimentari per le realtà solidali”.

Caricare. Ripartire. Scaricare. E trovare parcheggio.

Il traffico? “Nessun problema, ho fatto il tassista per 18 anni, guidare nel traffico mi ha sempre rilassato”.

Quello del recupero delle eccedenze alimentari è un impegno che si sente addosso “è faticoso sì, ma hai una energia in più se pensi a dove andranno quegli alimenti”. Non abbassa la guardia neanche ai fornelli: “mentre cucino ho sempre un’attenzione particolare a non togliere e sprecare nulla”.

Ma quello che davvero sente a tutto volume è l’impegno per gli altri: “un’esperienza che fa stare bene, che riconcilia davvero con i momenti negativi che tutti abbiamo vissuto”.

Questa è la scintilla che ha acceso il suo motore…anzi la sua musica. “Sono un grande appassionato di musica, soprattutto quella degli anni Settanta e Ottanta. Ho due chitarre e una tastiera, non so suonarle, ma mi piace ascoltare i testi e la melodia”. Ascoltare, ecco un’altra nota chiave della sua esperienza. “In questa attività di volontario spesso mi trovo faccia a faccia con le storie delle persone che aiutiamo. Sono delle emozioni intense, a volte anche molto impegnative”.

Non c’è tasto canc.

Queste emozioni Fabrizio le conserva. Non toglie nulla come fa in cucina con i carciofi e i broccoli. Lo si intuisce dalla postura e dai decibel della sua voce che si abbassano mentre ne parla. E allora non servono altre domande. Non servono altre parole. Resta il non detto che assume tantissimo significato. E resta come sintesi l’inizio della canzone di Nicolò Fabi, che fa: “Puoi trovarmi nello specchio, la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso”.