Lidia Borzì, “Investire sul binomio giovani e lavoro significa investire sul futuro”; l’intervista su ACI Stampa

Su ACI Stampa l’intervista alla presidente Lidia Borzì che ha presentato il “Cantiere Generiamo Lavoro”, un percorso formativo gratuito che, coniugando valori e strumenti concreti, è ideato per avvicinare i giovani al mondo del lavoro. Durante l’intervista spazio alle attività messe in campo dalle ACLI di Roma per contrastare l’emergenza Covid-19.

“Investire sul binomio giovani e lavoro significa investire sul futuro”

Sono aperte le iscrizioni per la nuova edizione di “Generiamo Lavoro: un cantiere aperto”, il percorso che mette al centro il lavoro dignitoso coniugando valori e strumenti concreti promosso dalle dalle ACLI di Roma ( Associazioni cristiane lavoratori italiani) e dalla Pastorale Sociale della Diocesi di Roma. In questo momento così difficile a seguito dell’emergenza sanitaria il mercato del lavoro è diventato ancora più difficile da affrontare. Per questo motivo ACLI Roma ha pensato ad un bel progetto. L’itinerario formativo gratuito è rivolto ai giovani tra i 18 e i 30 anni e prenderà ufficialmente il via il 3 giugno prossimo. Gli incontri si terranno online, tramite un’apposita piattaforma. ACI Stampa ne ha parlato con Lidia Borzì, presidente delle ACLI di Roma e provincia.

“Cantiere generiamo lavoro”. Esattamente in cosa consiste questo progetto?

“Si tratta di un percorso che le ACLI di Roma stanno portando avanti insieme alla Pastorale Sociale della Diocesi di Roma e con la collaborazione di Cisl di Roma e Rieti, Confcoperative Roma, UCID Roma, Azione Cattolica Roma, MLAC Lazio, MCL Roma e Centro Elis, con il sostegno della Camera di Commercio di Roma, la terza edizione partirà “a distanza” il prossimo 3 giugno.

L’iniziativa incarna la mission delle ACLI di Roma e nasce perché crediamo che investire sul binomio giovani e lavoro equivalga ad investire sul futuro. Il perno del nostro cantiere è la Scuola Permanente che non insegna mestieri ma che coniuga una visione alta del lavoro, mutuata dalla Dottrina Sociale della Chiesa, a strumenti concreti per facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e ne valorizza attitudini e talenti, investendo sulle soft skill, ovvero le competenze trasversali come la comunicazione efficace e il team building.

Sono previsti inoltre seminari su tutele e diritti, sull’imprenditoria e la cooperazione, i partecipanti saranno preparati ad affrontare il colloquio di lavoro ed elaborare un curriculum vitae efficace. Tutti passaggi indispensabili in questo momento di grande incertezza che inesorabilmente frena anche le nuove assunzioni. Il Cantiere Generiamo lavoro può rappresentare inoltre un primo passo per una vera e propria “Alleanza per il lavoro dignitoso”, che caldeggiamo fortemente, un Patto nel segno della sussidiarietà circolare, tra tutti i soggetti interessati a contrastare la disoccupazione, l’inoccupazione, il lavoro nero e le forme di precariato, per mettere in cima a tutte le priorità il lavoro dignitoso quale pilastro fondamentale per la crescita integrale e la tutela della dignità della persona e di tutta la comunità”.

“Oltre alla cura della salute è fondamentale una rivoluzione della cultura della cura, intesa come cura sociale, cura delle relazioni, delle generazioni, cura del Bene Comune e della comunità perché nessuno resti indietro”

Durante il lockdown le ACLI Roma in che modo sono state vicino a chi era in difficoltà? Quali sono state le iniziative e quante ancora perdurano anche nella Fase 2?

Fin da subito abbiamo avviato “Distanti, ma vicini” un’iniziativa articolata per stare al fianco dei più fragili secondo le normative vigenti ma anche potenziando il nostro modello di azione sociale, in cui la risposta ai bisogni primari nell’emergenza diventa un gancio per includere le persone in difficoltà in una rete di protezione sociale a tutto tondo che mette al centro la dignità delle persone stesse, favorisce l’esigibilità dei diritti, mette in campo azioni di contrasto alla povertà educativa e politiche attive in particolare sul lavoro – come il Cantiere – attività aggregative per contrastare la solitudine, facendo al tempo stesso da pungolo alle Istituzioni. Questo è possibile grazie alla valorizzazione della rete e al sistema alle porte sociali – una nostra intuizione – che favoriscono la presa in carco integrale delle persone.

Durante il lockdown abbiamo assistito oltre 3000 persone con la consegna di pacchi e la redistribuzione di eccedenze alimentari in particolare frutta e verdura recuperate con la nostra buona pratica IL CIBO CHE SERVE, che durante l’anno contribuisce ai pasti di 4mila poveri al giorno e da febbraio ad oggi ha avuto un’impennata del 60%, recuperando 30mila kg di frutta, verdura e prodotti da forno consegnati a domicilio. Abbiamo percorso fino ad ora più di 10mila km per l solidarietà in questo periodo!

Inoltre, più di 1000 persone sono state accompagnate in percorsi di esigibilità dei diritti, per ottenere contributi e sostegno in questa situazione drammatica. Abbiamo attivato un centralino di Segretariato sociale, che resta funzionante, con numero unico 0657087051, attraverso il quale ottenere informazioni e orientamento per usufruire delle misure previste dalle Istituzioni nazionali e locali, richiedere la consegna della spesa a domicilio per persone fragili, oppure segnalare situazioni di difficoltà che necessitano di sostegno alimentare.

E per il supporto psicologico?

Si, stiamo inoltre offrendo con i nostri esperti supporto psicologico, e abbiamo ricevuto davvero tante telefonate di persone spaventate e preoccupate dalla diffusione del virus e dalle conseguenze per la salute; abbiamo messo a disposizione anche una Teleconsulenza Cardiologica gratuita Grazie alla collaborazione di uno specialista, e abbiamo proposto l’iniziativa “A casa in movimento”, il vademecum realizzato dall’Unione Sportiva delle ACLI di Roma e provincia per aiutare le famiglie romane di tutte le età a fare attività fisica anche in casa. Infine, con la Federazione Anziani Pensionati delle ACLI di Roma e ACLI arte e spettacolo abbiamo realizzato dei video antitruffa, frutto del percorso che abbiamo avviato con la Polizia di Stato e replicato in vari circoli e parrocchie di Roma e provincia, tra l’altro utile in questo periodo in cui sono aumentate le truffe ai danni degli anziani. Tutto questo impegno prosegue, anzi, potenzieremo delle iniziative anche in presenza, per contrastare la povertà educativa e favorire le attività relazionali, una forte criticità durante il lockdown.

Finita l’emergenza sanitaria, ora assistiamo a quella sociale: perdita dei posti di lavoro, inoccupazione, povertà….Come si può rimediare a tutto questo in maniera pratica?

Era anche abbastanza prevedibile che esplodessero altre emergenze conseguenti a quella sanitaria, con il fermo di economia e lavoro. Due settori che non godevano di buona salute e che hanno ricevuto il colpo di grazia. Questa crisi sta travolgendo non solo gli ultimi, che già prima dell’emergenza COVID vivevano in situazioni di estrema fragilità, ma anche chi viveva in una quotidianità problematica e adesso fa ancora più fatica, i così detti nuovi poveri, quelle fasce di piccoli commercianti, lavoratori precari lavoratori della cura, che pur galleggiando non avevano bisogno di ricorrere ai servizi assistenziali, ma adesso stanno affondando e non ce la fanno più. Allora, dobbiamo sentirci tutti corresponsabili ed essere bravi a fare tesoro di questa esperienza, soprattutto sul fronte della sussidiarietà incentrata sul lavoro di rete, che è una peculiarità del nostro impegno.

Stiamo sperimentando una sussidiarietà circolare pienamente agita che mette insieme pubblico e privato, profit e no profit e ci auguriamo che segni una buona pratica. Penso alla collaborazione e alla condivisione con le altre organizzazioni sociali, al Tavolo sulle emergenze sociali attivato dalla Regione Lazio, con cui abbiamo lavorato in maniera molto efficace da subito, così come con alcuni Municipi di Roma Capitale .

Per il futuro, che deve partire da subito, possiamo individuare tre piste a partire da quello che le ACLI di Roma stanno già sperimentando: la necessità di un welfare sartoriale, (contrapposto al modello dilagante di welfare a groviera emergenziale e che lascia scoperte tante domande) capace di rispondere ai bisogni effettivi, costruito su quattro pilastri, ovvero la centralità delle politiche sociali che devono essere considerate un investimento e non un costo e quindi cifra della buona politica; la sussidiarietà pienamente agita, l’interdipendenza tra i vari ambiti delle politiche, al fine di superare la logica dei compartimenti stagni, mettendo costantemente in relazione le varie parti, passando quindi da un approccio lineare ad uno sistemico; il mainstreaming per misurare l’impatto che tutte le politiche producono sui destinatari ed evitare di fare interventi non coerenti ai bisogni. Altra pista che stiamo sperimentando con il progetto di recupero delle eccedenze è quella dell’economia circolare, per cui gli alimenti che rischiano di diventare rifiuti diventano risorse producendo un valore che vale per cinque: ambientale, economico, sociale, educativo e per la salute.

Un augurio per questo “tempo di ripresa e rinascita”…

L’augurio che mi sento di fare è di diventare tutti noi dei rivoluzionari! Sì, perché oltre alla cura della salute è fondamentale una rivoluzione della cultura della cura, intesa come cura sociale, cura delle relazioni, delle generazioni (dei nostri anziani, dei bambini), cura del Bene Comune e della comunità perché nessuno resti indietro.

FONTE: ACI STAMPA

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