Il progetto Readi aiuta gli immigrati a trovare impieghi adatti alle loro competenze. Tre lavoratori non italiani su 4 sono impiegati come operai, eppure quasi metà ha una laurea. In arrivo una Guida e un Manuale per le aziende
Gli inglesi lo chiamano brain waste: uno "spreco di cervelli" che deriva dal fatto che gli immigrati, pur di lavorare, sono disposti - talora costretti - ad accettare impieghi fortemente al di sotto delle loro capacità. Si incontrano così ingegneri che fanno i muratori, medici impiegati come badanti, architetti riciclati come lavapiatti o camerieri. Per dare una risposta al problema la Provincia di Roma ha realizzato il progetto "Readi for immigrants", cofinanziato dalla Commissione europea (R. e. a. d. i. sta per Recognition, Employment, Appreciation, Diversity management and Integration), i cui risultati saranno presentati domani a Palazzo Valentini. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con l'Iprs (Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali) e con una serie di partner tedeschi, britannici, greci e irlandesi. Coinvolgendo i Centri per l'impiego e i Centri servizi per l'immigrazione, sono stati messi a punto tre strumenti per migliorare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, per agevolare la comunicazione tra imprese e lavoratori stranieri e per aiutare questi ultimi nella certificazione delle competenze acquisite in patria. In articolare: per gli immigrati una Guida di auto-presentazione al mercato del lavoro e un Portafoglio delle competenze; per le aziende, un Manuale sulla gestione della diversità.
La necessità di strumenti del genere la dimostrano i numeri: tra i lavoratori immigrati in Italia la maggioranza ha un diploma superiore (42,5%) o una laurea (12,7%); poco più di uno su tre ha la licenza media (32,4%), solo una minoranza è senza titoli o ha la sola licenza elementare (12,2%). I dati sull'inserimento lavorativo raccontano un'altra realtà: quasi 3 stranieri su 4 svolgono un lavoro operaio o artigiano, solo il 10% occupa posizioni qualificate. In particolare, secondo l'Inail, la manodopera straniera è sovrarappresentata, rispetto al suo peso percentuale, nell'edilizia, nella ristorazione e nei servizi alle famiglie. Le ragioni, oltre alla struttura del mercato, risiedono spesso nella difficoltà di ottenere il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in patria. "Troppo spesso gli stranieri si trovano a svolgere lavori non all'altezza delle loro competenze - spiega l'assessore provinciale al Lavoro Massimiliano Smeriglio - Gli strumenti messi a punto con Readi puntano a garantire pari opportunità di accesso al mercato del lavoro, e ad aiutare gli immigrati a dare il loro contributo alla nostra società".
Ecco quali sono nel dettaglio. Il "Manuale per le imprese" spiega come favorire politiche della diversità che si fondino su una corretta gestione delle risorse umane in tutti i momenti, dalla selezione del personale ai colloqui di lavoro fino alla comunicazione interna. Il "Portafoglio", versione ampliata di Europass, il modello europeo di curriculum, aiuta gli immigrati a presentare al meglio non solo le esperienze lavorative precedenti, ma anche competenze e capacità più difficilmente certificabili. Infine la Guida all'auto-presentazione non solo suggerisce siti e indirizzi per trovare offerte di lavoro corrispondenti al proprio profilo. Ma aiuta a comprendere il linguaggio degli annunci e dà consigli pratici per presentare domanda, candidarsi a una posizione, affrontare un colloquio.