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Il terzo settore č il terzo mondo?

15/07/2010

Una riflessione agrodolce sul mondo del volontariato e della promozione sociale

Già il nome, “Terzo settore”, è significativo: non si riesce a dare una qualifica positiva, ma si indica solo «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Il terzo settore non è né Stato, né mercato. Ma che cos’è? Non si è arrivati ad una definizione unitaria della galassia che comprende Associazioni di promozione sociale, volontariato, ONG, ONLUS, cooperative sociali etc…. Ogni nome specifico si perde sempre qualche pezzo di questo universo così ricco, che riesce a coinvolgere e a mettere in circolo servizi di utilità pubblica, generazione di capitale e di risorse come le imprese private, partecipazione attiva ed idealmente motivata di tantissime persone, valore aggiunto sociale e comunitario, rilevanza politica, e molto altro. Nel grande sistema delle ACLI sperimentiamo ogni giorno ognuno di questi aspetti, e posso toccare con mano che il territorio ha una fame vorace di realtà di questo tipo, specialmente in un momento di crisi che è crisi a 360 gradi: ideale, politica, e non solo economica etc… .
Ma nonostante ciò, il Terzo settore in Italia è considerato (appunto sin dal nome) e trattato come un terzo mondo. Qualcosa che è residuale, che avanza. E che quindi potrebbe anche non esserci. Finanziamenti sempre più ridotti, logiche di sudditanza e di strumentalizzazione politica, bandi che escono a singhiozzo e che poi, una volta vinti, vengono pagati con ritardi inqualificabili, complicazioni burocratiche. E ora anche leggi che talvolta sembrano fatte per sorvegliare e punire, piuttosto che per accompagnare e regolamentare. Potrei citare tantissimi esempi...
Ma preferisco continuare a raccontarvi la bellezza del nostro mondo. Gli incontri con i poveri, che trasmettono una ricchezza incredibile. Gli incontri con gli analfabeti, che ci comunicano la loro cultura. Gli incontri con gli anziani, che ci rendono la loro gioventù. Come in un elenco di beatitudini, viviamo il ribaltamento dei valori della società. Come l’Africa, il cosiddetto “terzo mondo”, ti lascia dentro una nostalgia incredibile di una origine diversa, così il lavoro nel cosiddetto “terzo settore” ti ferisce il cuore e te lo allarga. Anche alla fine di quest’anno, guardandomi indietro, posso rendere questa testimonianza. E guardare avanti con entusiasmo all’anno di lavoro che verrà. Vale la pena questa follia. E i matti, forse, non siamo noi.              
 
 
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