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Le belle bandiere

15/06/2010

In questi giorni, al mondiale africano, si affianca il torneo delle parrocchie dedicato a Giovanni Paolo II, promosso dalle ACLI e dall'Unione Sportiva

Ho sempre considerato uno snobismo stupido non voler parlare di calcio. Non solo perché si tratta di un fenomeno che – volenti o nolenti – coinvolge e appassiona milioni di persone e muove moltissimo denaro. Per cui un’associazione popolare e sociale non può non prenderne in considerazione il valore economico, simbolico, aggregativo, e anche educativo, per i giovani e non solo. Ma, lasciatemelo dire, anzitutto perché è bello. Tommaso d’Aquino scrive che il gioco è l’attività più simile di tutte alla preghiera. Perché entrambe non hanno uno scopo estrinseco, ma sono finalizzate a se stessi. Si prega perché è bello stare con il Signore. Si gioca per il gusto di giocare. Il pallone allora, oso dire, ha anche una dimensione escatologica: ci ricorda la gioia e la festa dell’ultimo giorno, per la quale siamo stati creati. Che bello, in questi giorni, vedere ancora una volta sventolare le bandiere di tutti i continenti, non per farsi la guerra, ma appunto per giocare assieme. E che bello che stavolta questo avvenga proprio in Sudafrica, che per anni è stato il simbolo dell´odio e della segregazione razziale.
 
Non va quindi sottovalutata la potenza evocativa dello sport e del calcio in particolare, che qui da noi e in moltissimi altri paesi è lo sport più popolare. Quale grande responsabilità è allora nelle mani (nei piedi!) dei suoi protagonisti, e che triste esempio offrono troppo spesso. Per dare il nostro piccolo contributo, noi delle ACLI con l’Unione Sportiva e il Vicariato di Roma abbiamo allora realizzato quello che è da anni un piccolo sogno di molti che frequentano le chiese: un grande torneo romano di calcetto delle parrocchie. L’oratorio e i calci tirati al pallone sono in Italia, come tutti sanno, un contesto in cui crescere assieme di importanza fondamentale. Quanti di noi, senza il campetto (spesso uno spiazzo approssimativo, povero, ma teatro di epiche disfide) sarebbero semplicemente cresciuti in mezzo alla strada? Bisogna rendersi conto di come questa semplicità abbia un ruolo fondamentale nel tessuto della nostra società. Quale statistica misurerà quanta droga e quanta criminalità sono state arginate dal pallone preso a calci all’ombra del campanile? Il supporto sportivo (arbitri, magliette, organizzazione etc… ) dell´US ACLI, il coordinamento delle Parrocchie dato dal Vicariato, la rete sociale aclista: un mix per dare gambe, tenere in piedi, e far correre più veloce questa realtà. Dove le sfide si aprono con il “Padre nostro” e si concludono con una stretta di mano e magari con una pizza tutti assieme. Dove le squadre hanno frasi del Vangelo sulla maglietta, e dove la coppa del Fair Play vale quanto – se non di più – della vittoria finale. In attesa che altri, chi gestisce il denaro, se ne accorga, noi giochiamo. E cresciamo. Cresce il nostro stare assieme, sentirci comunità, condividere la gioia. Cresce la nostra capacità di affrontare le difficoltà e di superarle. Senza la paura di sbagliare un calcio di rigore.
 
 
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