Si chiama ADa il servizio di accoglienza per le donne vittime di violenze. Il 93% degli abusi non denunciati
È stato inaugurato, il 4 marzo, con il taglio del nastro del sindaco di Roma Gianni Alemanno, ADa, il nuovo servizio di accoglienza per le donne vittime di abusi e violenze. Prima struttura del genere nella Capitale, il centro offre prestazioni medico-sanitarie e sostegno psicologico sia per le urgenze sia sul lungo periodo.
«Un servizio interdisciplinare di assistenza globale - spiega il responsabile Giovanni Scambia -, promosso dal Dipartimento per la Tutela della salute della donna e della vita nascente con il sostegno finanziario del Campidoglio e la collaborazione delle Pari opportunità». Arrivata al pronto soccorso, la donna vittima di abuso o violenza è accolta nell’area triage da un infermiere che valuta il livello d’urgenza e l’affida a un medico specialista e alla psicologa responsabile del servizio, Silvia Riccardi.
Il centro è aperto lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 10-15 e martedì ore 9-14. Al di fuori di questi orari il medico fornisce il supporto e le informazioni necessarie per contattare ADa (tel. 06.30154065) e il servizio d’emergenza ventiquattr’ore su ventiquattro del Comune per la tutela medica, psicologica e legale. Una sala d’attesa pediatrica, “l’acquario dei bambini”, con pesci e sirenette sulle pareti e giochi ospita i figli delle donne abusate. Un’assistenza solidale a 360 gradi, dunque. «Quello che mancava - sottolinea Valeria Maciullo, coordinatrice del centro -. Fino a oggi la donna afferiva al pronto soccorso, faceva un verbale, un referto e dopo era abbandonata a se stessa».
Ma la solitudine amplifica il trauma. Lo ricorda don Andrea Manto, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale sanitaria della Cei: «Questa realizzazione è un segno concreto di vicinanza e presenza, per non aggiungere al dramma della violenza quello dell’indifferenza e dell’abbandono». E «un impegno sulla scia della solidarietà che ci caratterizza», aggiunge il direttore del Policlinico Cesare Catananti. Un luogo di speranza. Un aiuto alla vita rispettoso delle scelte della donna. «In modo che chi già soffre si senta considerato una persona - commenta Alemanno -. Ciò consentirà alle donne di confessare l'inconfessabile, perché spesso guardano con vergogna alla violenza subita tra le mura domestiche».
Circa 3 milioni dei 7 milioni di italiane che, secondo l’Istat, hanno subito violenza fisica o sessuale sono vittime di maltrattamenti di mariti o ex coniugi. Preoccupa il 93% di abusi non denunciati. L'idea del Campidoglio allora è «creare una rete interistituzionale a maglie strette di sostegno e vicinanza alle donne vittime di violenza - afferma Lavinia Mennuni, delegata del sindaco per le Pari opportunità -. Il mio sogno è che ci siano servizi di questo tipo nei 4 punti cardinali della città».
Fonte: Romasette.it