
«Avevo bisogno di una comprensione più profonda della realtà, di imparare ad amare gli altri, di mettermi in discussione». Michele, 38 anni, con molta discrezione prova a spiegare così il senso della sua scelta di ricevere il Battesimo. «Solo in questo mio nuovo cammino – ammette poi – ho trovato una risposta». Sabato scorso, 20 febbraio, a San Giovanni in Laterano erano circa cento i catecumeni[/b] che come Michele hanno partecipato al rito dell’elezione e dell’iscrizione del nome, presieduto dal vescovo Luca Brandolini, vicario capitolare della basilica di San Giovanni.
Una scelta convinta a diventare cristiani, la loro, maturata spesso in contesti “anticattolici” o “atei”, come li definiscono gli stessi catecumeni nelle lettere che hanno rivolto al vescovo per chiedere il Battesimo. «Sono cresciuto in una famiglia atea e ho sempre nutrito nel corso della mia vita sentimenti anticattolici», scrive un neo papà. «Improvvisamente ho sentito tutta l’inadeguatezza che avrei avuto nello svolgere il compito di genitore e l’incredibile desiderio di dare a mio figlio la stessa luce che ho visto nella famiglia di mia moglie. È da quel momento - spiega - che ho sentito forte la voglia di essere figlio di Dio».
Ma c’è pure chi viene da Paesi in cui «è proibito parlare di Cristo». «La parola Dio esisteva - racconta un altro catecumeno - ma non era associata a un Dio spirituale, bensì alla forza della natura». E aggiunge: «Nella nostra mente il dittatore doveva essere il nostro “Dio” e noi dovevamo “lodarlo” in ogni momento della giornata. Così, durante la mia infanzia, ho sempre associato la parola “Dio” al dittatore». Molti altri, poi, vengono da religioni diverse. «Sono figlio di una mamma cattolica e di un papà musulmano - si legge in un’altra testimonianza -; il loro amore e rispetto reciproco ha fatto sì che io potessi essere libero e pronto per la chiamata di Dio e alla sua Chiesa». Storie differenti, «che ci fanno capire - commenta monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico e Servizio per il catecumenato - come Dio agisce sempre e comunque al di là di noi».
Ora i catecumeni, emozionati, sono seduti in semicerchio davanti all’altare. Dietro di loro, i padrini e le madrine. Inizia il rito. «Oggi qui si ripete quella chiamata che è il segno visibile di quell’amore che Dio ha per voi fin dall’eternità», premette monsignor Brandolini. «Tra Dio e l’uomo, tra gli uomini e il cosmo, è una relazione armonica di bellezza, pace, intimità - spiega poi durante l’omelia -. Tutto si turba però quando entra in scena l’avversario, il serpente. Ecco la grande tentazione: l’uomo avverte una spinta a sostituire Dio». Il giardino si trasforma in deserto. «Ma il deserto è questo tempo, questa storia in cui viviamo, questa situazione contraddittoria di smarrimento, di paura dalla quale venite, cari amici, e dalla quale volete uscire. Per questo - prosegue - la Chiesa vi tende una mano. Noi vi accompagneremo, vi incoraggeremo, pregheremo per voi perché scrivendo il vostro nome nel libro degli eletti, Dio lo possa scrivere nel libro della vita».
Dopo l’omelia un catecumeno parla a nome di tutti. E racconta la sua storia. Monsignor Brandolini lo ascolta, poi si alza e l’abbraccia. «Vorrei abbracciare tutti come segno più bello di Chiesa che è madre e padre», dice. La comunità, commossa, applaude.
Fonte: Romasette.it