Il tratto fondamentale del pensiero e dell´arte cristiano, nei secoli, è stato senza dubbio il realismo. Il realismo cristiano è anzitutto una fedeltà. La capacità di vedere le cose per quello che sono, ossia una adesione ai fatti. E la capacità di riconoscere che al di là delle cose c´è un senso più grande, un sole dietro alle nuvole. Né freddo oggettivismo da analisi scientifica di laboratorio, né fantasticherie ideologiche e utopistiche. La moderazione del cattolico in politica segue questa ispirazione e così tiene dritta la barra. Sa di non poter dominare le maree del mondo, ma con la fiducia di essere già stato salvato, si dedica a cercare di rendere più abitabile la terra, sapendo che poi altri verrà a separare il grano dalla pula. Mette a frutto i propri talenti nel tempo che gli è concesso. Un tempo che, inevitabilmente, è sempre di mezzo, perché c´è stato qualcuno prima di noi, e verrà qualcuno dopo di noi.
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Negli scorsi mesi il Comune di Roma ha avviato il cosiddetto “piano nomadi”. In modo concertato, passo dopo passo, si è lavorato ad un progetto che ha coinvolto, oltre all´Istituzione pubblica, numerose associazioni impegnate sul territorio e alcuni rappresentati della comunità Rom. Si è partiti da un censimento e passo dopo passo si è arrivati come prima tappa rilevante alla chiusura di una situazione di evidente illegalità e degrado, come quella del Casilino 900, e al trasferimento in abitazioni con elettricità, acqua calda e gas, donate gratuitamente e con le utenze a prezzi calmierati. Con un serio progetto di scolarizzazione per i bimbi. Molti dei nomadi si sono detti felici di questa soluzione. Certo, non senza potenziali difficoltà e criticità. Però è un inizio. Forse siamo davvero in presenza di una svolta nelle politiche sui temi scottanti di integrazione, in cui si oscilla sempre tra razzismo e buonismo. Siamo in quella terra di mezzo tra l´utilizzo della legge come un muro che esclude dal proprio territorio, e l’utopia di una terra promessa inesistente. Siamo in presenza di un sano realismo, che tiene conto delle condizioni senza ideologie, eppure non rinuncia ad agire. Prima che sui grandi scenari e nei convegni, la pace comincia dentro e sotto casa. Speriamo che non sia un abbaglio, perché proprio la terra di mezzo, oltre che la più gravida di speranze, è anche la più insidiosa. È un sottile confine tra l’egoismo della dimora e l´esilio dell´apolide.
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